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Trapianto di cuore: la storia di Domenico e le domande che restano

Il trapianto di cuore di Domenico non è soltanto un atto chirurgico. Al contrario, è una vicenda che intreccia attesa, fiducia e responsabilità. In quelle ore di dicembre si sono incrociate speranze familiari e decisioni cliniche che oggi chiedono di essere comprese fino in fondo.

Quando, tra il 22 e il 23 dicembre 2025, viene segnalata la disponibilità di un organo compatibile proveniente da Bolzano, la famiglia vive un momento sospeso. Tuttavia, quasi subito emergono comunicazioni che parlano di possibile danneggiamento durante il trasporto. Nei referti compaiono espressioni come “congelamento” o “cuore bruciato”, mentre in sala operatoria nasce una controversia sull’annotazione “ok cuore”.

Così, il trapianto di cuore si trasforma rapidamente in un caso che solleva interrogativi tecnici e morali.

Nel momento in cui ci occupiamo di questa dolorosa vicenda, gli indagati sono 7 e presso il Monaldi di Napoli, da sempre un’eccellenza italiana, si respira un clima molto pesante. Come sempre, DimmidipiuSalute cerca la divulgazione medico-scientifica. Ciò perché da un fatto così tragico non resti solo dolore, ma nasca anche qualcosa di costruttivo. La Scienza e la Medicina sono Verità analizzate e poi condivise, ed è questo ciò che vogliamo fare.

Soprattutto, nel rispetto di una famiglia che soffre (anzi due, considerando quella del piccolo deceduto per una meningite che ha donato il cuoricino destinato a Domenico), ci atteniamo ai fatti da cui spiegare l’iter di un trapianto. Senza inferenze emotive e senza alcuna intenzione di colpire genericamente un’intera categoria solo per il desiderio “di pancia” di trovare colpevoli.

Trapianto di cuore: cosa è accaduto tra il 22 e il 23 dicembre

In primo luogo, la cronologia dei fatti merita attenzione. Il 22 dicembre la famiglia riceve la chiamata tanto attesa. Subito dopo, però, si parla di criticità legate alla conservazione dell’organo. Di conseguenza, ogni passaggio documentale diventa cruciale.

Il 23 dicembre Domenico entra in sala operatoria al Monaldi per il trapianto di cuore. Durante la verifica intraoperatoria emergono segni di compromissione dell’organo. Per questo motivo l’intervento si conclude con il bambino in coma farmacologico e collegato a ECMO. L’acronimo tecnico indica l’ossigenazione extracorporea a membrana, che avviene tramite una pompa, un ossigenatore e un riscaldatore di sangue. In pratica, serve a sostituire le funzioni cardiache fino al momento del nuovo impianto.

Nei giorni successivi la condizione rimane estremamente delicata. Nel frattempo, l’ECMO si prolunga oltre il tempo generalmente considerato ponte al recupero. Intanto si susseguono tappe rilevanti:

• 29 dicembre: autosospensione del cardiologo
• 11 gennaio: esposto della famiglia
• 14 febbraio: parere negativo del Bambino Gesù
• 18 febbraio: proposta di un nuovo organo

Infine, tra il 20 e il 21 febbraio, avviene la desistenza terapeutica. Il decesso viene registrato il 21 febbraio 2026 alle 9:20. Rimangono, però, lacune significative: orari precisi del trasporto, registrazioni complete della catena del freddo, verbali integrali dell’Heart Team. In un trapianto di cuore, ogni dettaglio può cambiare il senso di un’intera storia.

Perché Domenico era in lista

Prima ancora dell’intervento, il quadro clinico era complesso. Domenico soffriva di cardiomiopatia dilatativa con segni progressivi di scompenso. Si tratta di una disfunzione ventricolare (di solito il ventricolo sinistro) che compromette la capacità del cuore di pompare sangue e può sopraggiungere a causa di infezioni, ereditarietà genetiche, malattie autoimmuni o varie altre motivazioni. Progressivamente la terapia medica aveva perso efficacia. Di conseguenza, il trapianto di cuore rappresentava l’unica opzione concreta.

In ambito pediatrico la priorità aumenta quando le alternative risultano insufficienti. In particolare:

• l’insufficienza cardiaca compromette la crescita
• i parametri emodinamici peggiorano
• la qualità di vita si riduce drasticamente

Parallelamente, la selezione dell’organo richiede un equilibrio delicato tra compatibilità immunologica e dimensioni anatomiche. Peso, gruppo sanguigno, PRA e cross-match orientano la scelta. Pertanto, l’Heart Team valuta con attenzione il rapporto rischio-beneficio prima di autorizzare il trapianto di cuore.

Trapianto di cuore e catena del freddo: un passaggio decisivo

Successivamente occorre analizzare la fase di conservazione. Il protocollo del Centro Nazionale Trapianti stabilisce passaggi rigorosi: eparinizzazione del donatore, cardioplegia a circa 4°C, confezionamento sterile, registrazione continua della temperatura.

Se la catena del freddo si interrompe, il rischio aumenta in modo significativo. Per esempio, il contatto diretto con ghiaccio o ghiaccio secco può provocare danni ischemici localizzati. Allo stesso modo, un tempo di ischemia fredda superiore alle 4-6 ore raccomandate incide negativamente sulla funzionalità miocardica.

Nel trapianto di cuore, il diario di perfusione rappresenta uno strumento centrale. Flussi, pressioni, tempi e temperature dovrebbero essere tracciati in modo inequivocabile. In assenza di una cronologia chiara, purtroppo, la ricostruzione diventa più complessa.

Oggi le tecnologie di perfusione normotermica ex vivo consentono monitoraggi più accurati. Inoltre, in alcuni casi permettono di valutare la vitalità dell’organo prima dell’impianto. Tuttavia, anche queste innovazioni richiedono competenze e controlli rigorosi.

L’intervento e il supporto ECMO

Durante l’impianto ortotopico pediatrico, la precisione è fondamentale. Dopo la rimozione del cuore nativo, si procede con le anastomosi e la riperfusione. In questa fase il monitoraggio emodinamico è continuo. Ogni variazione deve essere interpretata rapidamente.

Quando il nuovo cuore non garantisce una funzione adeguata, si ricorre all’ECMO. Nel trapianto di cuore, questo dispositivo rappresenta un ponte verso il recupero. Di contro, un supporto prolungato comporta rischi crescenti.

Tra le possibili complicanze figurano:

• infezioni sistemiche
• alterazioni della coagulazione
• danno multiorgano
• riduzione della finestra utile per un eventuale re-trapianto

Di conseguenza, le decisioni devono bilanciare speranza e prudenza. In questo contesto, la documentazione tecnica assume un valore determinante.

Trasparenza, indagini e responsabilità

Parallelamente al percorso clinico, si è aperta un’indagine. I NAS hanno acquisito cartelle cliniche e documenti logistici. L’iscrizione nel registro degli indagati, è bene ricordarlo, non equivale a una responsabilità accertata. Serve piuttosto a ricostruire fatti e tempi.

Nel trapianto di cuore, le responsabilità sono condivise tra più figure professionali. Proprio per questo la trasparenza diventa un elemento imprescindibile. Digitalizzazione dei registri, protocolli di escalation e verifiche indipendenti prima dell’impianto rappresentano possibili strumenti di miglioramento.

La traccia che rimane

Alla fine, la storia di Domenico lascia una domanda che va oltre il singolo caso. Ogni trapianto di cuore è un incontro fragile tra scienza e fiducia. Per questo motivo servono protocolli solidi, ma anche comunicazione chiara.

Da un lato, le strutture sanitarie sono chiamate a rafforzare controlli e formazione. Dall’altro, le famiglie hanno il diritto di comprendere ogni passaggio. Perché dietro ogni decisione clinica c’è una vita che attende. E quella vita merita rispetto, rigore e verità.

Non spetta a noi, in questa sede, fare inchiesta e pensare di sostituirci a chi indaga. Le verità saranno accertate nelle sedi opportune. La responsabilità di chi, come noi, divulga, è invece mettere il rigore del metodo scientifico al servizio del dolore di chi sta soffrendo per una perdita. Un lutto che, comunque sia, non si sarebbe dovuto verificare.

La divulgazione medica coglie la (triste) opportunità per fare chiarezza sui fatti scientifici e tecnici. Le persone, i cittadini comuni, soprattutto i diretti interessati, cercano invece di trasformare il dolore in qualcos’altro. Da entrambe le parti, però, c’è un obiettivo comune: che la storia di Domenico serva a far sì che non accada più. Con questo spirito, sua madre Patrizia ha appena creato la fondazione che ne porta il nome, “Domenico Caliendo”, perché “non accada più a nessun altro bambino e che nessun’altra famiglia provi il dolore che stiamo provando noi in questo momento.” . Ecco dove trovate la sua intervista completa.

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Domenico soffriva di cardiomiopatia dilatativa, una patologia che compromette progressivamente la capacità del cuore di pompare sangue in modo efficace. La terapia farmacologica non era più sufficiente e i parametri clinici peggioravano. In ambito pediatrico, quando lo scompenso cardiaco compromette crescita, qualità di vita e stabilità emodinamica, il trapianto rappresenta l’unica opzione concreta.

La catena del freddo comprende tutte le procedure che garantiscono la corretta conservazione dell’organo tra prelievo e impianto. Il cuore viene raffreddato con soluzione cardioplegica a circa 4°C e mantenuto a temperatura controllata durante il trasporto. Interruzioni o tempi di ischemia fredda oltre le 4–6 ore raccomandate possono compromettere la funzionalità del miocardio.

L’ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana) sostituisce temporaneamente la funzione di cuore e polmoni. Si utilizza quando il nuovo organo non riesce subito a garantire una funzione adeguata. È un ponte verso il recupero, ma un supporto prolungato comporta rischi di infezioni, alterazioni della coagulazione e danno multiorgano.

L’indagine mira a chiarire il trasporto dell’organo, le registrazioni della catena del freddo, la documentazione clinica e le decisioni intraoperatorie. L’iscrizione nel registro degli indagati non significa responsabilità accertata, ma serve a ricostruire fatti, tempi e procedure con precisione.

Ogni trapianto di cuore richiede protocolli rigorosi, tracciabilità completa e comunicazione trasparente tra équipe e famiglie. Il caso evidenzia l’importanza di registrazioni dettagliate, verifiche indipendenti e aggiornamento tecnologico continuo. L’obiettivo è rafforzare i sistemi di controllo affinché eventi simili non si ripetano e ogni vita sia tutelata.

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