Domenico soffriva di cardiomiopatia dilatativa, una patologia che compromette progressivamente la capacità del cuore di pompare sangue in modo efficace. La terapia farmacologica non era più sufficiente e i parametri clinici peggioravano. In ambito pediatrico, quando lo scompenso cardiaco compromette crescita, qualità di vita e stabilità emodinamica, il trapianto rappresenta l’unica opzione concreta.
La catena del freddo comprende tutte le procedure che garantiscono la corretta conservazione dell’organo tra prelievo e impianto. Il cuore viene raffreddato con soluzione cardioplegica a circa 4°C e mantenuto a temperatura controllata durante il trasporto. Interruzioni o tempi di ischemia fredda oltre le 4–6 ore raccomandate possono compromettere la funzionalità del miocardio.
L’ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana) sostituisce temporaneamente la funzione di cuore e polmoni. Si utilizza quando il nuovo organo non riesce subito a garantire una funzione adeguata. È un ponte verso il recupero, ma un supporto prolungato comporta rischi di infezioni, alterazioni della coagulazione e danno multiorgano.
L’indagine mira a chiarire il trasporto dell’organo, le registrazioni della catena del freddo, la documentazione clinica e le decisioni intraoperatorie. L’iscrizione nel registro degli indagati non significa responsabilità accertata, ma serve a ricostruire fatti, tempi e procedure con precisione.
Ogni trapianto di cuore richiede protocolli rigorosi, tracciabilità completa e comunicazione trasparente tra équipe e famiglie. Il caso evidenzia l’importanza di registrazioni dettagliate, verifiche indipendenti e aggiornamento tecnologico continuo. L’obiettivo è rafforzare i sistemi di controllo affinché eventi simili non si ripetano e ogni vita sia tutelata.